Saggistica

IL MAGICO, L’IRRAZIONALE E L’ONIRICO NEL XVI CANTO DELLA GERUSALEMME LIBERATA, Rivista di Studi Italiani, 2008.
Un saggio sul canto XVI della Gerusalemme Liberata nel quale, attraverso un’analisi intertestuale, cerco di “liberare” le intenzioni a cui Tasso aveva dovuto rinunciare per potere rientrare nei principi aristotelici, cioè la compromissione con i toni ironici, quotidiani, propri delle forme moderne e che male si adattavano, secondo l’opinione dei teorici dell’epoca, all’ideale mondo eroico.
Abstract: Il canto XVI vede protagoniste due grandi figure, quelle di Rinaldo e Armida; è un canto pieno di lirismo che narra di come la maga pagana trascini con l’inganno l’eroe cristiano all’interno di un “ricco edificio”  di forma circolare per fare in modo che egli si abbandoni al piacere e trascuri il proprio dovere di guerriero. Il luogo si trova nelle Isole Fortunate, oltre le Colonne d’Ercole.
A cercare l’eroe cristiano, vengono inviati da Goffredo Carlo e Ubaldo, aiutati dalle rivelazioni del mago di Ascalona. Si tratta perciò di uno scontro tra due tipi contrapposti di magia, e siccome la tradizione filosofica del platonismo è “il nodo di riferimento obbligato per l’esperienza rinascimentale dell’invisibile”, ecco che tipicamente neoplatonica è la distinzione tra “magia naturale” e “magia diabolica”.
Lo si può leggere per intero cliccando QUI.

La nostra coscienza in un senso nuovo” su Città Rivista, una certa idea di città, culture e linguaggi contemporanei, Ravenna, Danilo Montanari, 2004.
Questo articolo parla del rapporto fra i giovani e l’informatica. Io ne faccio immediatamente una questione personale e poi una generazionale. Sostengo l’opportunità data dal mondo informatico, inteso come portatore di novità, ai giovani per accedere in maniera diretta e veloce al mondo del lavoro, sfruttando una falla del sistema data dalla impellente necessità di informatizzare – anche molto sostenuta dalla bolla economica legata alla new economy – e la riottosità delle generazioni precedenti all’utilizzo del computer come nuovo strumento di lavoro.

Il trillo di Dioniso ovvero nuova letteratura e cinema” in Patchwork Due, Geografia del nuovo cinema italiano a cura di Giulio Martini e Guglielmina Morelli, Milano, Editrice il Castoro, 1997.
Questo è un contributo scaturito dal materiale raccolto ed elaborato per la tesi di laurea. Qui però spingo oltre il discorso legato al passaggio dal linguaggio cinematografico a quello letterario e viceversa, prendendo in esame alcuni giovanissimi autori ed autrici contemporanei.

Il paesaggio fra cinema e letteratura. Da Vittorini a Buzzati. Anno accademico 1996-97.
Questa è la mia tesi di laurea alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna. Originariamente mi interessava l’analisi dell’influenza della cultura televisiva sulla mia generazione. Noi siamo i primi risultati degli esperimenti della cultura mediatica. L’immaginario di quanti come me sono cresciuti davanti ai cartoni animati e ai telefilm meriterebbe di essere studiato e scandagliato, per verificarne gli effetti sul comportamento e sulle produzioni immaginifiche. Una volta su internet ho letto una frase di un autore del quale non ricordo il nome e che a grandi linee diceva che se fosse stato vero che i videogiochi danno dipendenza, allora avremmo dovuto avere generazioni di ragazzi che si aggiravano per stanze scure, ad un ritmo musicale ossessivo, ingoiando pastiglie colorate. Il riferimento ovviamente era a Packman.
Non potendosi fare tutto questo alla Facoltà di Lettere, facemmo uno studio simile sul probabile influsso, ma anche parallelismo, fra alcune tecniche cinematografiche e letterarie, prendendo in esame due autori italiani: Vittorini e Buzzati.
La tesi ottenne il massimo punteggio possibile.
L’esperienza più interessante è stata lavorare con il Professore Ezio Raimondi, un mostro di cultura, intelligenza e umiltà.


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