Narrativa

fermate_soppresse Fermate soppresse. Tutta colpa di Anselmo, l’amico Anselmo, il migliore.
La sua incapacità di rassegnarsi scatena un viaggio allucinato nel passato per tentare di ricostruire i frammenti dell’amore tra Silvia e Luca. Inizia così un’incursione disarmata nei luoghi ovattati e taglienti a cavallo fra gli anni 90 e il 2005, un doloroso tentativo di ripercorrere i momenti che hanno reso quegli anni indimenticabili e che hanno fissato per sempre nella loro vita l’amicizia, l’amore, l’abbandono, da prima delle “donne che dividono” a dopo lo schianto contro il muro del mondo del lavoro, per capire perché al passato non si può mettere una pietra sopra.
Subito, però, i ricordi s’innestano nel presente mettendolo in discussione, misurandone la fragilità, ma anche dandogli valore. Fino a che punto è lecito voltarsi indietro?, si chiedono senza dirselo i due amici del cuore e la ex di uno di loro; fin dove ci si può spingere facendo scelte senza mai prendere decisioni?

Il sorriso che conoscete” nella miscellanea Ho famiglia, Bagnacavallo (RA), Discanti, 2008.
Questo è un racconto a tema con il quale ho partecipato ad un concorso. In genere, devo essere sincero, non sono solito partecipare a concorsi, però in questo caso è capitato che il tema mi fosse congeniale: ho potuto raccontare una storia di come la mia generazione ha vissuto l’impatto con il mondo del lavoro in questo paese. Di come alcune - troppe - università siano totalmente scollate dalla realtà lavorativa e non preparino affatto a questo ingresso, né insegnino talvolta neppure un mestiere. Ho cercato di farlo in maniera ironica, persino a tratti comica, come mi sembrava giusto che fosse, anche se non è stato facile perché il discorso legato al mondo del lavoro mi fa abbastanza innervosire.

Viserbella Outliners (Ravenna, Fernandel, 1997).
Questo romanzo si svolge nell’arco di tre ore un sabato notte.
Resta una ricostruzione folle e divertente di quelle notti, la cui colonna sonora NON può essere Ligabue perché il tono è decisamente meno poetico e nostalgico, più conforme al Funky Life Style. Bisogna pensare che dietro ci sono Goldrake, Il grande Mazinga, Jeeg robot d’acciaio, e non c’entra il disagio delle notti fatte di droghe sintetiche e disperazione. Non è Packman, è prima degli incontri che segnano, è prima del mondo del lavoro. E’ prima e basta.
Una curiosità: la foto in copertina è stata scattata da me, sono steso in mezzo alla strada del lungo mare di Viserbella, in una desolata notte invernale.
Per descrizione e abstract rimando al sito dell’editore Fernandel.

Panecatò” in Carlo Benini testi di Giulio Guberti Stefano Fabbri Carlo Benini, Ravenna, Danilo Montanari, 2000.
Quello contenuto all’interno del libretto della prima mostra di Carlo Benini come pittore, è un racconto partorito come spin-off di una storia destinata ad un romanzo mai scritto. Questo racconto se ne è uscito fuggendo per amalgamarsi ai dipinti di Carlo. Il romanzo non è mai stato terminato e i personaggi si sono cercati un rifugio altrove. Il personaggio principale per esempio all’interno di un romanzo al quale sto lavorando.
Di Carlo invece vorrei dire che è un artista vero. Per artista vero intendo chi vive in un certo modo e non semplicemente sforna prodotti artistici. Per me tu puoi essere quotato in borsa come artefice di stimatissime opere d’arte eppure non essere un artista. All’interno del sistema capitalista questo è possibilissimo. Ricordo ad esempio una notte a Bologna, durante gli anni universitari, in cui incontrai un personaggio in un bar stranamente ancora aperto a quell’ora tarda. Quell’uomo mi disse di essere un poeta, e quando gli chiesi cosa aveva scritto, se poteva recitarmi o farmi leggere qualcosa di suo, egli mi rispose che era un poeta senza penna. Poche altre volte ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un poeta.


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