F.A.Q.
Intervista di Stefano Fabbri allo scrittore Stefano Fabbri.
Stefano: Vorrei innanzi tutto che tu spendessi due parole sulla grafica del sito che lascia, come dire… cioè non te lo aspetti da un sito personale di uno scrittore…
Stefano: In effetti sottende a tutto un discorso abbastanza lungo e complesso, le cui tracce puoi trovare disseminate all’interno del sito stesso. Per sintetizzare potremmo dire che si tratta di una conseguenza del Funky Life Style. Lo stile grafico è infatti evidentemente funkeggiante, e questo per via del concetto filosofico del Funky Life. Vedi io non credo che ci si possa imporre più di tanto una filosofia di vita, ma che pure occorra averne una. Quindi sono dell’idea che tu te la debba tagliare addosso tenendo conto del tuo personale modo di essere, e per fare questo devi prima cercare di capire chi sei, da dove vieni eccetera. L’uso militante della fantasia mi porta a ridicolizzare situazioni anche molto “serie”, per non dire complesse, così come a costruire castelli teoretici su pure quisquilie: il succo è divertirsi, sempre.
Stefano: … ma neppure una foto con l’ovale del viso sorretto dal palmo aperto della mano, o un mezzo busto con il viso di profilo in un sorriso antico con una ricca libreria che rompe la prospettiva alle spalle… neppure un’immagine di te che scruti l’infinito alla ricerca della saggezza momentaneamente perduta?… di te con un libro in mano…
Stefano: Credo di averlo fatto e voluto, così come credo di avere fatto e voluto molte cose che ora trovo tristi ed imbarazzanti… su di me ovviamente, su altri vanno benissimo.
Stefano: Certo, soprattutto detto con quel sorriso ambiguo. Ma passiamo ad altro: ci sono molte informazioni “personali” sul sito, anche questo non è un approccio usuale. Perché non fare un sito più incentrato sugli scritti, perché non fare parlare ciò che hai scritto… Perché in definitiva esporsi in questa maniera?
Stefano: In realtà non è inusuale, è una questione di scelte. Una volta pensavo che dovesse essere solo il libro, o il racconto a parlare, e che non importasse nulla chi c’era dietro, il vissuto. Poi ho cambiato idea. Sapere che Dostojevski si rovinava con il gioco d’azzardo ti fa apprezzare in maniera diversa libri come L’idiota o Memorie dal sottosuolo. Non potrai mai più leggere allo stesso modo Foglie d’erba di Whitman se vieni a conoscenza della biografia anonima e borghese dello zio Walt. Una volta che sai che Kerouac era un mammone, Sulla strada diventa un inter-rail con la carta di credito di papà. L’autore come storia, come testo, da mettere in un rapporto intertestuale con i testi che produce. Oppure più semplicemente l’era del raccontarsi, dell’individualismo e del gossip. Vedi un po’ tu.
Stefano: Nessun cenno alla tua famiglia però.
Stefano: Poi ci si pone delle regole, dei limiti. Questo è quello che per il momento sono disposto a mettere in gioco. Anche all’interno della Biografia fotografica non trovi foto di mia moglie o dei miei figli, ma neppure di amici o persone che hanno avuto o che hanno importanza nella mia vita. E’ una scelta. Anche perché so già che con questo sito contribuirò ad aiutare qualche lettore a dare una diversa ambientazione emotiva alle immagini prodotte da ciò che scrivo.
Stefano: Azzardo un parallelismo difficile: tutto questo c’entra qualcosa con un discorso di poetica? Hai una poetica? Qualsiasi cosa significhi?
Stefano: Poetica per me significano regole, finalità, il perché. Io scrivo fondamentalmente per intrattenere, più Boccaccio che Dante, se afferri quello che voglio dire. Eppure credo che per affabulare occorra avere una certa sapienza, mestiere, perché raccontare storie vuole dire sfondare delle pareti, mostrare lati e prospettive prima inimmaginabili. In piccolo è come quando ti inventi una storia per fare ingurgitare la pappa ad un bambino: quanto più sei capace di incastonare quell’evento all’interno di una catena di senso valida, che in questo caso, cioè del bambino, significa divertente, quanto più ottieni l’effetto voluto. Un bravo scrittore per me potrebbe scrivere 200 pagine sulla lista della spesa e risultare leggero e divertente. Poi è chiaro che qualsiasi cosa tu scriva, prendi sempre una posizione nei confronti della realtà, del tuo tempo, della vita. Quindi se scrivi 200 pagine sulla lista della spesa alla fine avrai anche detto la tua sul governo e sulla vita, inevitabilmente. E se sei bravo puoi anche averlo fatto meglio e in maniera più incisiva dello scrittore politico che invece ha incentrato un intero libro sulla cronaca.
Stefano: Ma uno scrittore di cronaca riporta informazioni.
Stefano: Quindi? Io non credo che si possa accedere al reale attraverso l’esperienza diretta. Questo è quello che ci vogliono fare credere, soprattutto oggi. Se pensi che ad esempio un uomo possa sapere cosa sia una donna perché è andato a letto con centinaia di donne… Se così fosse dove sarebbe il problema? Basterebbe esperire per conoscere. Invece io penso che la conoscenza passi sempre attraverso l’intuizione, e l’intuizione attraverso il simbolo. Il simbolo serve per arrivare in modo diciamo differito a qualche cosa che diversamente non sarebbe accessibile in maniera diretta. In tutto questo la fantasia è lo spazio all’interno del quale tali operazioni si rendono attuabili.
