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Porto dei santi

giovedì, 4 dicembre 2008

Porto dei santi è assieme a Strade morte il libro di Burroughs che maggiormente preferisco. Non avrei potuto scrivere su questo sito commenti su qualcuno senza includere Burroughs. Questo perché è uno dei miei modelli e un autore che adoro. Vorrei tuttavia evitare di ripetere ciò che di lui è già stato ampiamente detto. Mi limito a ribadire alcuni concetti perché li trovo strettamente attinenti al mio stesso modo di scrivere: William Burroughs non c’entra assolutamente nulla con il flusso di coscienza e non ha nulla a che fare ad esempio con Joyce. Non si tratta neppure di una scrittura “estrema” poiché è sempre molto attenta ed altrettanto efficace. La sua più grande arte è infatti quella di utilizzare la parola, il linguaggio, come piede di porco per scardinare il tessuto cognitivo delle certezze. Per fare questa operazione, che si intuisce non facile, è chiaro che non è sufficiente incasinare la trama, se non sottrarla del tutto, o invertire l’ordine sintattico, scrivere sotto effetto di stupefacenti o cose simili. Il linguaggio deve sapersi insinuare passando da dove meno ce lo aspettiamo. Un abile ladro non cercherà di entrare in casa passando dalla porta principale, perché la troverà blindata e ben protetta. Ancora meglio se le parole sanno scorrere addosso come acqua, ma però nel loro passaggio depongono uova che nel tempo si schiudono producendo il loro effetto.
Burroughs come un abile dentista vi sa distrarre, quindi vi fa un po’ male, strattona facendo leva, poi torna a distrarvi, con mestiere ed incredibile tempismo, un attimo prima che vi stanchiate, che chiudiate il libro e lo deponiate. Alla fine il virus è instillato e voi siete contagiati. E’ un obiettivo che cerca, che persegue come un animale che non può prescindere dalla propria natura.

Blues dell’uomo morto
L’Accademia della Morte, fondata da Audrey Carson, fu concepita come un programma di immunizzazione per sviluppare un’immunità generale all’organismo morte. Un vaccino della morte, in effetti. L’immunità è ancora l’arma di maggior affidamento contro i virus, e la morte è un virus che si manifesta in molte forme. L’immunità a un ceppo non dà immunità ad altri. Gli studenti devono esperimentare la morte in molte forme per acquisire un’immunità generale. Sto forse dicendo che dopo aver trattato una morte per fucilazione un laureato non sarà in grado di star di fronte a un vero plotone di esecuzione senza danno? Il punto è, se è immune a quella morte lui non starà mai di fronte a un plotone di esecuzione. Morte è sempre la tua morte. E come ogni virus, deve venire di sorpresa sull’ospite per avere un punto di entrata. Se lui ha già visto quel tipo di morte, non passerà dalla porta. Come trasmettiamo l’esperienza della morte senza la morte fisica? (Porto dei santi, W. Burroughs trad. di Giulio Saponaro, Sugarco Edizioni, Carnago (Varese), 1980).


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